Nino Di Troia

I PAESAGGI DELLA SOLITUDINE

di PAOLO LEVI

La malinconia è uno dei motivi dominanti nella poetica di Nino Di Troia (Dinino è lo pseudonimo di questo pittore dell'Irpinia). Il racconto, suo figurale, ha una propria concretezza narrativa. Sono dipinti essenziali, dove la storia o, meglio, la vicenda narrata si muove, con garbo, entro lo spazio limitato della tela, come nella ricerca emblematica di "Donna al tramonto", composizione dai forti tratti informali.

 

Ma entro questo limite, egli porta alla ribalta situazioni che esprimono atmosfere struggenti, come in "Figura di donna nel corridoio del treno" e ne "Il treno va. Dinino recupera, in chiave contemporanea, l'Espressionismo storico tedesco, come hanno fatto non pochi artisti della figurazione del secondo dopoguerra. Ricordiamo il caso di Renato Guttuso e quello di Alberto Sughi, che più si avvicina a Dinino.

 

Mentre costoro hanno condotto una ricerca in chiave di un giusto e corretto realismo sociale, Dinino pare ritrarsi dal reale per portare, al contrario, in superficie situazioni di una malinconia esistenziale, tutt'altro che appariscente. In questo senso, "Dietro la tenda rossa", a mio avviso, è uno tra i suoi lavori più significativi.

 

La contemporaneità, narrata da Dinino, attraverso la tensione di segni e colori, vive un proprio dolore, una contemporaneità dove gli uomini soffrono in solitudine (vedi "Sala d'attesa"). Di solitudine sociale (vedi "L'uomo dal fiore in bocca"). Di "splaen" direbbero gli inglesi.

 

La vita e le vicissitudini dei suoi personaggi si svolgono entro interni, spazi chiusi. Se nelle sue tele si scorge un paesaggio come sfondo, pensiamo alla rappresentazione persuasiva de "Il pittore al balcone", allora, alberi, monti, orizzonte nel momento malinconico del tramonto, paiono la finzione di un sipario teatrale.

 

Dinino privilegia esclusivamente la rappresentazione della solitudine, dove i personaggi - donne o uomini, che siano - paiono vestirsi in modo anonimo, borghese, ed hanno volti in un atteggiamento assente, contemplativo, dello sguardo in attesa di un ipotetico evento (vedi "Famiglia del pittore").

 

Egli dipinge, anzi segna tramite il colore. Non esegue schizzi anticipatori. Su foglietti di carta, di queste situazioni esistenziali che egli capta. Al contrario, il pittore avverte la necessità di portare immediatamente sulla superficie della tela le proprie emozioni prima che queste si dileguino (vedi "Il palchetto rosso" ).

 

Dinino ha una propria coerenza formale. Infatti, la variazione dei temi figurali non modifica il sua stile, per cui queste sue pagine pittoriche dedicate all'esistenza umana contemporanea hanno un proprio rigore. Sono composizioni che esprimono la "messa in scena" di condizioni umane silenziose, specchio di un modo di vita.

 

Dinino esalta la conoscenza di motivi figurali-individuali anonimi, che possono essere letti in chiave di conoscenza generale. La sua ricerca - pur evitando forzate drammaticità esteriori - riesce ad esprimere il microcosmo della coscienza umana, senza con questo portare il racconto ad una forzata tensione espressiva. Egli, in effetti, restituisce ad ogni suo protagonista l'illusione di una dignità.

 

 

 

LA DUTTILE POETICA DEL VISSUTO

Il colloquio intimo con la realtè che si avverte nelle opere di Nino Di Troia, al di là di opportuni stimoli di neo-figurazione, evidenzia chiaramente la natura riflessiva della pittura dell'artista. Il suo discorso visivo si svolge attorno al tema della figura e da questo punto di vista il Di Troia rivela il suo sensibile temperamento introspettivo, portato ad indagare in forma visivo i mpti interiori dell'animo, le sue pulsioni più segrete ed intime.Ed a questo riguardo non può stupire che la raffigurazione dell'uomo e della donna e del loro legame con l'eros abbia una parte così importante nella sua pittura.

Di Troia ha compreso benissimo che una sua pittura figurale alle soglie del terzo millennio non può più essere di stampo naturalistico o descrittivo in quanto le contraddizioni che sono emerse a partire dal XX secolo hanno implicazioni sociali e psicologiche così sottili e penetranti che una pittura "realista" in senso classico non può adeguatamente comprendere e documentare. Di consequenza l'artista si muove in un ambito di critico confronto con queglui aspetti della pittura borghese che rivelano in maniera discreta, ma non per questo meno allarmante , i segni di una profonda crisi, spirituale, ancor prima che semplicemente economica o sociale.

Aspetti di ricerca - questi- che la pittura di Di Troia approfondisce con la sua silenziosa tensione espressiva con la acuta sollecitudine per spazi d'interni che diventa riflesso di pensiero , emozioni. desideri, inquietudini. Il suo linguaggio visivo non è certo l'ennesima riproduzione di stereotipi neo-surrealisti. Piuttosto l'indicazione culturale e psicologica che emerge con attenzione e sensibilità dai suoi dipinti è ben altra. L'inconscio non è un'energia che tutto dissolve e sconvolge quanto una dimensione percettiva raffinata che con eleganza, con esprit de finesse, come direbbe Pascal, si comprendono le atmosfere silenziose, rarefatte, della pittura di Di Troia, in cui il crinale tra realtè soggettive ed allegoria si fa semptre più imponderabile. Per Di Troia la pittura non può risolversi in un piano puramente percettivo, ma deve essere analisi psicologia di situazioni, idee e problemi. In questo senso il suo linguaggio si pone oltre il virtuosismo impressionista, proprio per sottolineare una sua interiore cadenza.

Da un punto di vista Di Troia rivela una concezione del linguaggio cromatico sensibilmente equilibrato in cui una luce anti-naturalistica irrora di mistero le sue composizioni, quasi come se volesse caratterizzarle in senso metafisico. I suoi dipinti hanno un ritmo interno, sviluppano una percezione del tempo che non è in chiave cronologica, ma come esperienze interiore.

Senza nostalgie e sentimentalismi, l'artista analizza lucidamente il ricordo, il suo potere , magneticamente infinito, che esercita nella mente umana , condizionandola con pressante energia. Anche lo spazio definito delle sue opere, non è una realtà astrattamente prospettica o convenzionale, ma una dimensione asciuttamente evocativa. Il filo conduttore della sua ricerca è sviluppato da una angolazione compositiva articolata con duttile razionalità. L'artista non si lascia inutilmente suggestionare da orpelli narrativi o decorativi, ma incide il segno con precisione, con sicura sintesi, concentrandosi su ciò che è visibilmente decisivo.

A partire dagli anni ottanta molteplici sono state le presenze del pittore in mostre personali e collettive dove ha riscontrato opportuni apprezzamenti per un linguaggio pittorico intenso e profondo. Importanti cicli dell'artista sono stati dedicati all'ambiente della musica Jazz ed alla celebre figura del Don Chisciotte che ulteriormente sottolineano la luucida sensibilità stilistica e concettuale della sua sperimentazione e coinvolgente pittura

Teodosio Martucci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pittura di Nino Di Troia originario di Altavilla Irpina, dove vive e lavora, è apparentemente influenzata dalla sua giovanile vocazione e formazione di studio alla scenografia presso l'Accademia delle belle Arti di Napoli.

Le sue opere sono testimonianze del rapporto diretto che può legare le arti visive a quelle del teatro, quando le valenze creative diventano laboratorio di sperimentazione e palcoscenico di scenografie innovative.

Il gusto per le teatralità, per il chiaroscuro suggerisce le sue tematiche pittoriche ispirate all'Umanesimo contemporaneo e alla classicità della storia e della letteratura.

Nella scia di questa sua vocazione l'artista inizia la propria personale ricerca e nascono immagini, figurazioni, persone in atteggiamenti del quotidiano. E il teatro raffiora nei fondali , scorci urbani, interni di case, di bar, di treni, ribalta di scene di vita " Al balcone, L'attesa , Donna di sera, Piano bar, Sala biliardo, Orchestra jazz, Coppia con cane".

Arte contemporanea ma anche ispirata al passato in "Don Chisciotte" con analogia la manierisno e al barocco.

Di Troia pare ispirarsi, in chiave moderna e contemporanea agli effetti del Pitocchietto, che gli suggerisce le tematiche sociali applicate al contemporaneo.

L'artista fissa sulla tela umanità e scene di vita dai preziosi canoni formali, istintive, ludiche, vitali. Perno di tutta la sua ricerca espressiva.

La sensazione che si ha guardando le scenografie di Nino Di Troia, virate in tenue tinte pastello o in toni cupi, è di conferma della legittimità del percorso intrapeso dall'artista verso forme di comunicazioni totali , aperte a tutti.

Assegna un valore e un significato primario agli elementi grammaticali della pittura: il segno, il colore , il tema

mondo espressivo pittorico di Di Troia è soffuso di citazioni che si inseriscono nel linguaggio contemporaneo in cui troviamo l'eco della metafisica, cioè l'essenza delle cose secondo principi ideali. Temi attuali , riflessioni sul presente, ma anche insofferenza del vivere, convivenze di contenuti, messaggi di un pittore di talento, particolarmente attento al racconto dell'esistenza umana.

C'è una sorta di teatralità nelle scenografie di Di Troia fatta di scorci, di quinte, di fondali. Cpsi come i protagonisti che agiscono su questo palcoscenico, illuminati da luci soffuse, garbate su tonalità che mettono a fuoco le sue scene di vita umana, flusso di pensieri di sensazioni di pensieri.

giovanni sagliani

 

 

 

 

 

 

 

 

a.NINO DI TROIA : L'ESISTENZIALISMO IN PITTURA DI MICHELE MISCIA

Scenografo e pittore, oltre che regista e attore questo è l'indicibile tratto somatico dell'arte di NINO DI TROIA, indiscutibile interprete d'un esistenzialismo pittorico.

NINO DI TROIA vede la luce anagraficamente in quel di Altavilla Irpina nel 1955. Sin da fanciullo rivela particolari doti artistiche, che s'accompagnano ad un tratto somatico spirituale quanto mai meditabondo, a tratti introverso con improvvise lampeggianti aperture verso l'esterno. Le sue propensioni creative vengono assecondate e pertanto egli frequenta il liceo artistico di Benevento e, quindi , l'Accademia delle belle arti di Napoli, per quel che concerne la branca della "scenografia" sotto la guida del maestro Tony Stefanucci.

Matura una passione, in grazia degli studi, per il teatro, anche se la sua attività principale è e resta la pittura. dal 1980 in avanti è un susseguirsi di mostre, collettive e personali, in un crescendo che negli ultimi anni vien trovando il suo apice.

Dir del suo modus pittorico è impresa affatto disagevole, poichè ad uno sguardo che vada oltre l'epifania cromatica, che penetri la corteccia dell'apparenza, non sfugge la particolare ricchezza di significati dei quali le sue tele sono foriere. Di sicuro esse rievocano panorami " esistenzialisti", nell'accezione Sarstriana del termine : nulla di sorridente è nei volti ch'egli dipinge o negli interni, avvolti sempre da luce "sinistra", come se uno spirito misterioso volteggiasse nell'aria, rendendo l'atmosfera gravida di ansia, di trepida attesa. Questo del reale, coglie innanzitutto la pupilla dell'artista: il tema della "condanna", quello del "senzo della fine", a noi sembra costituiscono i comuni denominatori della sua produzione.

Eros è presente nei suoi quadri, ma non nella sua raffigurazione iconografica di spensieratezza, bensì con il volto trasfigurato parte dal mistero parte dalla superiorità "annoiata" di chi al dio della passione sensuale è talmente avvezzo da accompagnarvisi senza remora alcuna, assecondando l'istinto: e la sua "sessualità istintiva" il tratto distintivo del soggetto femminile, quasi mai assente nei suopi quadri. A metà tra "Lilì Marlene" e le entrenauses francesi anni trenta e quaranta si collocano le sue figure femminili, quasi sempre ritratte in vesti " volutamente" discinte, che lasciano intuire più che vedere ciò che superficialmente celano. Calze con giarrettiere ammiccanti reggiseni, vesti da camera semiaperte, un seno che sboccia da una camicetta, una gonna con lo "spacco", una sottoveste: tutti elementi che appartengono all'immaginario "erotico" del del vir latinus , morbosamente attratto da un rapporto di attrazione-ripugnanza, dalle zone di ombra della donna.

Son donne quelle del Di Troia, che consumano la sloro esistenza in una dimensione che il pittore avverte estranea alla sua cultura, non a caso gli sguardi dicono indifferenza assoluta, ovvero inconsapevolezza degli effetti che la loro presenza esercita sull'osservatore, il pittore, individuo ma anche soprattutto cifrato emblema di una cultura maschile che ancora risente degli archetipi negativi del sesso, quelli colpevolizzanti di certa tempèrie filosofica-religiosa, epperò già sul punto di vivere, dai primi anni settanta in poi, una devastante "rivoluzione etica, la così detta "rivoluzione sessuale", che ha disorientato e sconcertato il maschio di latina progenie, avviando quel processo di sostanziale appiattimento tra i sessi che caratterizza i tempi nostri.

In questa prospettiva, non è azzardato affermareche, sotto il profilo tematico, l'opera dek Di Troia è un amarcord anche nostalgico dei tempi nei quali la donna era portatrice di una sessualità "irraggiungibile", stante la raggiungibilità apparente e pertanto ambita , appetita dal maschio.

Altro dei temi ricorrenti è quello del "viaggio" che trova il suo simbolo nel "treno". Si noterà a tal proposito , che dai finestrini aperti è impossibile vedere alcun paesaggio, riprodotti dall'artista come linee orizzontali e parallele, pur in eterogenee e cangianti tonalità cromatiche, che vanno a sostituire una sorta d'arcobaleno osservato per il tramite d'una lente anamorfica. Chiaro è il messaggio del veloce viaggio esistenziale umano i particolari sfuggono e nulla rimane, del percorso, nell'occhio e nella memoria, se dobbiamo concepire la tela quale " memoria artistica". D'ogni istante resta soltanto un "particolare", magari il volto o la figura d'una donna "assente".

Indubbiamente il rapporto "dialettico" tra i sessi, universi paralleli e perciò stessi mai destinati all'incontro, l'uno per l'altro sconosciuti e pertanto poli di reciproca attrazione, è una delle tematiche onnipresenti nell'immaginario onirico trasfigurato dalla creatività del Di Troia, ma non si afferma, con ciò, che sia l'unico, ovveroquello esaustivo per quel che concerne la nutrita produzione dell'artista altavillese.

La recitazione, l'istrionismo , ovvero l'ipocrisia, intesa come arte di recitare, è un'altro dei temi meglio affrontatie, per altro più accattivante dal nostro. La vita sembra quasi essere in quelle tele, esercitazione che si epifanizza nelle pose plastiche assunte dai personaggi ritratti, non mai assplutamente naturali, anche e soprattutto quando vorrebbero sembrarlo, bensì sempre in atteggiamento e posa recitativi. Risente indubbiamente, il pittore, della sua formazione di scenografo, cui s'accompagna quello di regista ed attore teatrale. in un intreccio, forse soprattutto esisternziale, che mescola sapientemente reale sociale e reale teatrale senza dotarli vicendevolmente di contorni ben demarcati. Insomma, per quel che concerne il Di Troia, non si comprende ove inizia la finzione e termini la realtà, ovvero se realtà e finzione non siano, nella speculazione artistica dello stesso, il diritto e il rovescio della stessa medaglia, ovvero la mente creativa dell'artista.

Al di là di alcuni particolari che rendono le sue tele di gusto "dandy", ci pare che la tematica esistenzialista predomini, sia sotto la forma della luce, mai abbagliante, quasi sempre soffusa, sia sotto quelle del cromatismo, parimenti non luminoso, sia sotto quello di ciò che nel gergo vien definita la "pennellata", ovveroil movimento probabile di distribuzione del colore sulla tela da parte del pennello. Sembra , a tratti, che il motore che muova la mano sia la "noia, nell'apparente incuria verso i particolari, così come potrebbe apparire ad occhio disattento. In effetti è proprio questo lo scopo del pittore ed in questo appunto maggiormente si palesa la sua arte: un'arte del "primo piano", in cui per forza di cose l'attenzione dell'artista deve concentrarsi sul soggetto, lasciando il "superfluo" alla sua essenza di "superfluo", trascurando ciò che "non colpisce", innanzitutto l'occhio, ciò, insomma, che per l'osservatore è pleonasmo bello e buono. In un mondo cangiante, epifania di mutevoli onde visive e sonore, altra rosposta un creativo non può dare se non quella di rendere del tutto inutile la ricerca di qual si voglia risposta.

mercoledi 14 marzo 2001 dal Giornale di avellino di michele miscia

 

 

 

 

Pittura e teatro hanno radici comune. Dipingere una scena è arte antica, rivisitata da Chagal o da Toulose Laucrec. da Baj o da Mirò. Chi la pratica, poi quasi sempre trasferisce il gusto per la teatralità, l'ansia di far presa su pubblico e di stimolarne il consenso, anche sulla tela, è il caso di Nino Di Troia, notissimo per la sua grande passione per il teatro ma provvisto di una grossa esperienza di scenografo e di un talento innato per la pittura.

Convinto della necessità di rappresentare l'uomo, cogliendone ansie e attese, vizi e virtù miserie e splendori. il pittore fa ricorso ad una tecnica spedita, lucida, vivace.

Il colore è capace di trasmettere trasalimenti ed emozioni, raggrumandosi o distendendosi. Il disegno segue il fluire dell'ispirazione in estreema libertà.

Il teatro raffiora, però, anche quando nulla lascia presaggire una commistione tra le due muse.

Un gruppo in un giardino si dispone come sul proscenio.

Un vecchio si dispone con lo sguardo verso il pubblico, come insegnano tutte le scuole di recitazioni.E c'è del teatro anche nei paesaggi che si dispongono con l'evidenza e la funzionalità di un fondale.

Sbaglierebbe, però, chi considerasse riduttiva questa tendenza a privileggiare anche nei soggetti il mondo del teatro.

La pittura barocca fù teatrale, e teatrali furono le grandi prove dei metafisici, con le piazze che sembravano destinate alla scena. E che dire di Di Stefano, Dalì di Borghese o di Grozs ,

Nino Di Troia, comunque, ha ritrovato da poco la sua nuova musa e certamente la coltiverà con amore. Ha i mezzi per esprimersi con immediatezza. Ha la cultura che sostiene ogni impegno artistico. Ha un'innata capacità di affrontare il pubblico in presa diretta , senza mediazioni artificiose.

Les ue tele sono la prova dell'edistenza di un talento che può dare grossi risultati. Questa mostra è già un traguardo, ma è anche un punto di partenza fatto di intuizioni e di promesse. Il prologo, insomma, è già troppo stimolante. La piece è tutta da godere. DI GIUSEPPE PISANO

 

 

piace di questo valido artista la capacita di fermare il momento. gli atteggiamenti; di cogliere i fermenti della società contemporanea e i singoli aspetti della realtà e di ridarceli con insolita freschezza di sensazioni, pulsazioni nuove e candore d"immagini, nel solco di una quasi immediata liberazione della materia pittorica. Nel vitale ritmo delle forme e delle tinte conserva un'alta tensione espressive , avvalendosi di ben distribuite cromie e di vibranti pennellate . Predilige la figura umana composizioni d 'interni al paesaggio in quanto preferisce cogliere dai volti le wspressioni di dolore e di solitudine di questa società angosciata e dolorante .Nino Di Troia pur mantenendo uno stile personale , sobrio, un discorso che apre nuovi varchi al pensiero e all'arte. sente molto l'influsso neorealistico e quello della pittura di a b in quanto punta al segno forte, al colore che diventa forma e corpo sulla tela, punta al soggetto che si concretizza in nucleo materico in discorso intimo e si discosta da certi frammentarismi espressivi tanto in voga in certi ambienti moderni . Mestizia e solitudine ; angoscia e dolore , forza interiore e dosaggio della luce oltre che la poesia sono gli ingredienti emotivi del suo discorso pittorico . La poesia è l'elemento primario del discorso di Nino Di Troia , il quale si affida alle sue capacità espressive, alla sua carica di sensibilità all'armonia delle forme e agli equilibri compositivi . Il maestro ci offre un vero e proprio interiorizzarsi di sfumature malinconiche e patetiche tra lampi di naturalezza e giochi di linee e di colori

Romeo Iurescia da frulli d'ali maggio 2004